La Sclerosi Multipla informazioni, approfondimenti e news dalla ricerca
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Users Online: 64 Mercoledì, 16 Gennaio 2019 15:15:03
La Sclerosi Multipla informazioni, approfondimenti e news dalla ricerca

La Risonanza Magnetica Nucleare  
L'RMN è un esame che permette di ottenere immagini dettagliate del cervello e del midollo.
La creazione delle immagini avviene utilizzando l'acqua presente nei nostri tessuti. il corpo umano difatti è costituito al 75% da acqua. Una molecola di acqua è costituita da due atomi di idrogeno ed uno di ossigeno.
Nel nucleo di un atomo di idrogeno è presente un protone che ruota costantemente in un piccolo campo magnetico.
Questo campo magnetico è orientato nello spazio in maniera casuale, senza una direzione.
La RMN è un grande e potente magnete, che, generando un intenso campo magnetico allinea, secondo una determinata direzione, tutti i protoni degli atomi di idrogeno presenti nelle molecole d'acqua.
La RMN utilizza onde radio.
Affinché si generi un'immagine di RMN, è necessario che le onde radio vadano a colpire i protoni dei nuclei degli atomi di idrogeno dell'acqua, nell'area che deve essere esaminata e ne modifichi l'orientamento.
I tessuti patologici, contengono più acqua rispetto a quelli sani.
L'intensità del segnale di RMN di un particolare tessuto è direttamente proporzionale alla densità dei protoni presenti nel tessuto e, quindi, al contenuto di acqua. Maggiore è la quantità di acqua contenuta in un tessuto, più intenso sarà il segnale e più chiara l'immagine.
Nella Sclerosi Multipla le lesioni del sistema nervoso centrale hanno un contenuto di acqua superiore alla norma.

La RMN è un test fondamentale sia nella diagnosi di SM, sia nella comprensione della natura della malattia.
Costituisce, inoltre, un supporto, negli studi clinici, per valutare gli effetti dei trattamenti sul decorso della malattia.
Alcune specifiche immagini di RMN sono considerate fortemente suggestive, per la diagnosi di Sclerosi Multipla, se rilevano almeno quattro lesioni nel cervello, o se sono presenti tre lesioni di cui una è localizzata nelle regioni che circondano i ventricoli (regioni periventricolari).
Con la RMN, variando gli impulsi di radiofrequenze si ottengono tre tipi di acquisizioni di immagini:
  • immagini pesate in T1,

  • immagini pesate in T2,

  • immagini di densità protonica.
Ciascuna scansione fornisce informazioni complementari.

Le immagini pesate in T1 appaiono come più scure rispetto al parenchima cerebrale circostante. Sono anche dette "buchi neri". Questo tipo di immagini individuano lesioni vecchie e le conseguenti cicatrici(placche).
Le immagini T1 sono, inoltre, importanti per rilevare eventuali lesioni attive (infiammazioni in atto) in quanto, dopo la somministrazione del mezzo di contrasto (Gadolinio), le lesioni attive appaiono più chiare. Ogni volta che si deve effettuare la RMN con Gadolinio si acquisisce prima un immagine T1 del cervello o del midollo spinale. Quindi, si somministra il mezzo di contrasto e si acquisisce una nuova immagine T1. Le lesioni che compaiono nell'ultima scansione (e che non sono presenti nella prima) identificano le aree attive. Queste lesioni vengono infatti dette "captanti Gadolinio" e indicano altrasì che esiste un'alterazione della barriera emato-encefalica.

Le immagini T2 pesate mettono in evidenza sia le lesioni nuove che le vecchie. Le vecchie appaiono più chiare rispetto al tessuto sano, pertanto servono per vedere il numero totale di lesioni, ovvero "carico lesionale" e monitorare il decorso della malattia.

Le immagini di densità protonica individuano sia le nuove che le vecchie lesioni che appaiono come delle aree più chiare e brillanti.

Negli anni recenti sono state sviluppate nuove tecniche di Risonanza Magnetica con le quali è possibile ottenere immagini molto più dettagliate.
Una di queste è il Q-space Imaging che rileva i minuscoli movimenti delle molecole d’acqua nel tessuto e consente di produrre immagini della materia bianca estremamente contrastate.
Un’altra nuova tecnica è la RMN funzionale, con la quale possono essere evidenziate le regioni attive del cervello.
Le aree in cui l'attivazione delle cellule nervose è più intensa richiedono più energia e quindi una maggior afflusso sanguigno. Questa tecnica permette appunto di rilevare le variazioni dell’irrorazione sanguigna e quindi di vedere le aree che si attivano nel cervello durante lo svolgimento delle sue funzionalità.


Messa in discussione l’accuratezza della MRI nella diagnosi di Sclerosi Multipla

L’accuratezza della Risonanza Magnetica per immagini ( MRI ) non è sufficiente per formulare o escludere la diagnosi di Sclerosi Multipla con un alto grado di certezza. I Ricercatori hanno analizzato 29 studi clinici con l’obiettivo di valutare l’accuratezza della Risonanza Magnetica per immagini nella diagnosi precoce della Sclerosi Multipla nei pazienti in cui la malattia era stata sospetta. Ciascuno studio ha confrontato i criteri MRI con uno standard di riferimento per la diagnosi di sclerosi multipla. Solo 2 studi hanno seguito i pazienti per più di 10 anni, mostrando che la Risonanza Magnetica per immagini non permette di confermare o di escludere una diagnosi di Sclerosi Multipla. I pazienti con un primo episodio, ipotizzato essere Sclerosi Multipla, avevano una probabilità del 60% circa di sviluppare la malattia. Questa probabilità aumentava a 75-84% nei soggetti che risultavano positivi all’esame MRI, mentre diminuiva a 43-57% in coloro che presentavano negatività alla MRI, in un periodo di 10-14 anni. Il risultato di queste analisi ha indicato che l’uso della Risonanza Magnetica per immagini per confermare la diagnosi di Sclerosi Multipla sulla base di un singolo episodio di alterazione neurologica può portare ad un’ iper-diagnosi e ad un iper-trattamento.

Fonte: British Medical Journal, 2006
Sclerosi Multipla:
la Risonanza Magnetica attrae i pazienti, non le diagnosi


La Sclerosi Multipla è una malattia infiammatoria cronica del sistema nervoso.
Per una diagnosi completa occorre che il medico rilevi la presenza di lesioni al sistema nervoso e possa invece escludere altre condizioni infiammatorie che possono determinare sintomi molto simili.
A oggi comunque la diagnosi di Sclerosi Multipla è soprattutto clinica: cioè basata sulla rilevazione di sintomi talvolta vaghi, che possono riferirsi a numerose altre malattie.
Quindi è frequente che un malato riceva la diagnosi corretta molto tempo dopo la comparsa dei primi sintomi.
L’impossibilità di formulare una diagnosi precoce rende difficile sperimentare l’efficacia preventiva di una cura su persone senza sintomi.
Inoltre la mancanza di valori fisiologici e altri esami per capire il danno fisiologico che la malattia causa al corpo rende difficile capire se la cura sta agendo anche la causa della malattia o sta solo attenuando i sintomi.

L’unico parametro osservabile è la gravità dei danni che la Sclerosi Multipla produce sul sistema nervoso.
Per questo la Risonanza Magnetica, un esame che riesce a individuare anche piccole lesioni al cervello senza sottoporre il corpo a radiazioni, ha preso facilmente piede come esame principale per la diagnosi e il monitoraggio della malattia.
Non mancano però esagerazioni e usi impropri.

Un esempio tra i più popolari è l’iniziativa della Fondazione Serono, ente fondato dalla omonima azienda farmaceutica, che ha in listino un nuovo farmaco contro la malattia.
Nel 2001 ha lanciato «Insieme muoviamo la ricerca: Risonanza Magnetica itinerante».
A bordo di un camion è stato installato il macchinario per eseguire l’esame.
Parte dell’iniziativa era rivolta ai malati per valutare l’efficacia delle cure sulla riduzione del danno fisico; veniva poi offerta la Risonanza addirittura ai familiari sani dei malati per individuare lesioni non ancora manifeste e neppure sospette.
Così la Fondazione spiegava l’evento:

«Oggi, infatti, la Risonanza Magnetica nucleare è considerata l'indagine di maggior importanza diagnostica per la Sclerosi Multipla per un duplice motivo: consente di anticipare i tempi di intervento terapeutico e permette di avere un controllo diretto dell’evoluzione della malattia».


Tra il 2001 e il 2004 il camion ha compiuto il suo periplo raccogliendo anche il consenso dell’associazione di pazienti (AISM), convinti da questa sequenza di affermazioni: se la sclerosi è causata da lesioni al sistema nervoso e la Risonanza fa emergere tutti i più piccoli danni al cervello, allora la Risonanza può diagnosticare la Sclerosi.

Oggi la doccia fredda.
Un’ampia revisioni ha confermato tutti i dubbi su questa strategia di intervento.

L’obiettivo della ricerca era determinare l’accuratezza della Risonanza nell’individuare la malattia in persone con sospetta diagnosi di Sclerosi Multipla.
Dopo la Risonanza i pazienti sono stati seguiti per 14 anni, in modo da poter affiancare alla prima valutazione anche la diagnosi clinica basata sui sintomi emersi nel corso del tempo.

Risultato.
In alcune persone la Risonanza ha rilevato molte lesioni ma la malattia non si è mai manifestata; in altri la Risonanza non ha rilevato danni al sistema nervoso eppure si è sviluppata la malattia.

Gli autori della ricerca concludono che cercare una diagnosi precoce di Sclerosi multipla su persone senza sintomi attraverso la Risonanza Magnetica espone a due rischi:
  • da un lato una falsa rassicurazione, seguita poi da un brutto colpo nel momento in cui dovesse sorgere la malattia in chi si era convinto di non essere malato;

  • dall’altro, ancora più insidioso, una sovradiagnosi di Sclerosi Multipla in chi non ce l’ha. Si rischia cioè di dire a persone che resterebbero sane di essere malate e quindi di avviarle, del tutto inutilmente, una cascata di esami e di terapie.
E per coloro che hanno la diagnosi di Sclerosi Multipla e che si sarebbero ammalati? Almeno queste persone potrebbero avvantaggiarsi di una diagnosi precoce?
Purtroppo no: tutte le cure per questa malattia sembrano avere un’efficacia limitata e comunque non tale da rendere conveniente un anticipo e nessuna ha dimostrato un effetto preventivo.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Fonte: Whiting P et al. BMJ 2006; 332: 875
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