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La Sclerosi Multipla informazioni, approfondimenti e news dalla ricerca

Trapianto di cellule staminali ematopoietiche nella Sclerosi Multipla  
La Sclerosi Multipla "remittente-recidivante" rallenta il suo decorso se il paziente viene sottoposto a un trapianto non mieloablativo di cellule staminali prelevate dal suo stesso midollo osseo: questo tipo d'intervento promette non solo di frenare l'aggravarsi dei deficit neurologici causati dalla SM, ma anche di renderli reversibili in qualche caso.
Si tratta di eliminare, con una tecnica controllata, i linfociti aggressori del sistema nervoso centrale, per poi ricostituire un “nuovo” sistema immunitario sano con cellule staminali ematopoietiche provenienti dallo stesso midollo del paziente.
Si procede dapprima distruggendo tutte le cellule del sistema immunitario con un trattamento chemioterapico o l’irradiazione totale corporea e poi reinfondendo nel corpo le cellule staminali proprie (autologhe).
Queste vengono prelevate in precedenza dal sangue del paziente stesso.
Dato che il trattamento intensivo e la soppressione del sistema immunitario comportano numerosi effetti collaterali (tasso di mortalità fino all’8%), è una tecnica impiegata di rado e solo nei pazienti affetti da forme particolarmente aggressive di SM. Trascorso un periodo di controllo post-intervento di tre anni, i medici hanno osservato che l'81% dei pazienti aveva migliorato di un punto almeno nella “Scala delle disabilità” e tutti i soggetti trattati facevano registrare uno stop alla progressione dei danni neurologici, tollerando bene la terapia.

La base teorica del trapianto è la seguente: la procedura trapiantologica permette di sradicare un sistema immunitario abnorme (che aggredisce il sistema nervoso) e di sostituirlo con un nuovo sistema immunitario, rigenerato ex-novo, dalle staminali del paziente stesso, più tollerante e meno aggressivo nei confronti del sistema nervoso.

La tossicità di questa procedura, in altre parole il rapporto rischio-beneficio, sembra accettabile per il trattamento di pazienti con forme molto aggressive di Sclerosi Multipla, come riportato in due recenti rassegne.
Studi su animali con encefalomieliti autoimmuni hanno evidenziato che il trapianto autologo determina remissione di questa malattia autoimmune.

E’ necessario però ricordare la tossicità e le complicanze legate al trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche.
Come altre procedure mediche anche per il trapianto autologo il numero di complicanze dipende dall’esperienza dell’equipe medico-infermieristica e dalle misure poste in essere per prevenire le complicanze infettive legate all’immunosoppressione e per curarle al meglio.
Come riportato nelle linee guida su Lancet, il Centro che esegue il trapianto autologo per la SM dovrebbe essere un centro accreditato e con esperienza anche nel trapianto allogenico; per ridurre le complicanze trapiantologiche è necessario, da un lato, una accurata selezione dei pazienti, e dall’altro, l’esecuzione di tale procedura in centri con esperienza specifica.
Il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche nella SM non deve essere considerato un trattamento che guarisce definitivamente dalla malattia, ma un trattamento che può determinare prolungate stabilizzazioni e cambiare l’andamento aggressivo della malattia.



Trapianto di cellule staminali nella Sclerosi Multipla

Fassas AS, Passweg IR, Anagnostoppoulos e al. riportano risultati iniziali di studi di fase 1/2 relativi al trapianto di cellule staminali emopoietiche autologhe (hsct) nei pazienti affetti da Sclerosi Multipla.

Questi studi si sono basati sui risultati di trapianto sperimentale in modelli animali di Sclerosi Multipla e di osservazioni cliniche su pazienti affetti da forme particolarmente aggressive di Sclerosi Multipla, trattati contemporaneamente.

Sono stati trattati 85 pazienti affetti da Sclerosi Multipla progressiva dei quali 52 erano donne (61%). L'intervallo medio fra diagnosi e trapianto è stato di 7 anni.

Tutti i pazienti erano affetti da forme gravi di Sclerosi Multipla con indice di disabilità (EDSS) molto alto. In 79 pazienti era stata dimostrata attività di malattia.

Sono state prelevate cellule staminali dall'osso in 6 casi e dal sangue periferico nei rimanenti (n = 79).

Il follow up è stato di 16 mesi. Nel 21% dei casi si è osservato un miglioramento con riduzione di un punto della scala di disabilità.

Va segnalato comunque che vi sono stati 7 decessi, dei quali 5 dovuti a tossicità e complicanze infettive.

Il trapianto autologo di celule staminali (hcst) fa intravedere suggestivi risultati iniziali nel trattamento della Sclerosi Multipla progressiva.

Un limite della metodica sembra essere costituito da un rischio significativo di mortalità e di questo dovrà essere tenuto conto nei futuri studi clinici.

Fassas AS et al , J.Neurol 2002 ; 249:1088 - 1097


Trapianto di cellule staminali ematopoietiche nella Sclerosi Multipla

La terapia immunosoppressiva, ai massimi dosaggi tollerati, seguita da salvataggio con cellule staminali ematopoietiche ottenute da midollo osseo autologo o da trapianto di cellule staminali di sangue periferico, è risultata efficace in vari modelli sperimentali di autoimmunità.

Il razionale per un tale approccio per le malattie autoimmuni si basa sul concetto di linfoablazione dei linfociti autoreattivi, seguita da una ricostruzione de novo del sistema immunitario, che, in presenza di autoantigeni nel timo, può indurre nuovamente l'autotolleranza.

Uno studio, condotto presso l' Hadassah University Hospitaldi Gerusalemme, ha mostrato che, nell'encefalomielite autoimmune sperimentale ( EAE ), il trapianto di cellule staminali del sangue periferico autologo/singenico non solo previene il manifestarsi di segni di paralisi, ma può anche, parzialmente, revertire la malattia cronica ed indurre, nel lungo periodo, la tolleranza antigene-specifica.

Tuttavia, secondo gli Autori alcune considerazioni devono essere fatte prima di applicare simili protocolli nei pazienti affetti da Sclerosi Multipla.

a) Il modello dell'encefalomielite autoimmune sperimentale non è un modello del tutto affidabile di Sclerosi Multipla.

b) In animali con encefalomielite autoimmune sperimentale, sebbene ulteriori recidive siano state prevenute, la paralisi è generalmente non reversibile.

c) Nel lungo periodo, la tolleranza antigene-specifica può essere indotta con trapianto di cellule staminali di sangue periferico, ma non in tutti i casi.

Non dovrebbero, infine, essere trascurati i rischi correlati alla procedura (compresa la mortalità fino al 5%) di un trapianto di midollo osseo, o di cellule staminali periferiche.

Il trapianto allogenico non-mieloablativo può rappresentare una più radicale soluzione per l'autoimmunità.

Karussis D et Slavin S, J Neurol Sci 2004; 223: 59-64

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